MIX ENERGETICO – IMPATTO AMBIENTALE DELLA PRODUZIONE DI ENERGIA

Mix Energetico – impatto ambientale della produzione di energia Il mix energetico è l’insieme dei combustibili e delle fonti energetiche alternative che vengono usati in un Paese sviluppato per produrre energia. In ottemperanza all’articolo 6, comma 5, del decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 31 luglio 2009, recante “Criteri e modalità per la fornitura ai clienti finali delle informazioni sulla composizione del mix energetico utilizzato per la produzione dell’energia elettrica fornita, nonché sull’impatto ambientale della produzione”, si indica di seguito la composizione del mix iniziale nazionale dell’energia elettrica immessa in rete e la composizione del mix energetico utilizzato per la produzione dell’energia elettrica venduta dall’impresa, per gli anni di produzione 2017 e 2018, come pubblicato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE).

Scarica la tabella del Mix energetico 2017 e 2018

Clienti Privati

Clienti Partita Iva

Clienti Grandi Aziende

Le fonti si classificano in:

  • Convenzionali: Fossili (carbone, petrolio, gas) e Non fossili (nucleare) –
  • Rinnovabili: (eolico, solare, idroelettrico, geotermico, trattamento rifiuti, biomasse, ecc.)

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Nel ciclo di vita dei combustibili fossili si generano emissioni di CO2 e CH4 durante gli stadi di:

  • precombustione (fugitive emissions): componenti gassosi o volatili che sfuggono o vengono rilasciati, involontariamente o volontariamente, durante le operazioni/lavorazioni che precedono la combustione (produzione, processo, trasporto, stoccaggio e utilizzo dei combustibili)
  • combustione per la produzione di energia termoelettrica (fase in cui si produce la maggiore quantità di emissioni nocive).

Se consideriamo la fase della combustione (avente un maggiore impatto ambientale), possiamo sicuramente affermare che il gas rappresenta il combustibile fossile più pulito: posto uguale a 1 il dato relativo al gas naturale, il contributo relativo alle emissioni di CO2 è di circa 1:1,5:2 per gas naturale, olio e carbone, rispettivamente.

Nello specifico, quindi, il GAS NATURALE presenta il minor impatto ambientale tra i combustibili fossili: le emissioni di CO2 per unità di energia prodotta sono circa la metà di quelle da carbone e circa i 2/3 di quelle da olio. Inoltre, nelle centrali a ciclo combinato, la CO2 da gas naturale viene ridotta di almeno un ulteriore 15% per kWh prodotto.

I vincoli:

  • Reperibilità della materia prima e infrastrutture: le riserve sono esauribili, limitate e concentrate prevalentemente in Medio Oriente e Russia. Deve quindi essere necessariamente acquistato e trasportato, oppure veicolato attraverso delle infrastrutture idonee.
  • Costi legati alle infrastrutture: tempi di realizzazione e trasporto, impatto ambientale per la realizzazione, costi monetari. Tali costi hanno anche un’incidenza sul prezzo finale del gas.
  • Pericolosità: il gas è esplosivo e deve quindi essere maneggiato con particolare attenzione.
  • Andamento del prezzo del gas legato a quello del petrolio: tale legame rischia di azzerare la migliore efficienza del ciclo combinato e di rendere il prezzo del chilowattora del ciclo combinato, rigidamente ancorato al gas, meno competitivo rispetto ad altre fonti.
  • Emissioni in precombustione: le emissioni del gas nello stadio di precombustione, costituiscono una frazione non trascurabile.

LE ALTRE FONTI DEL MIX ENERGETICO

OLIO

  • Prestazioni ambientali (in termini di CO2) migliori di quelle del carbone, ma emissioni da combustione nettamente maggiori rispetto al gas naturale
  • Prezzo dell’olio elevato
  • Localizzazione in aree geopoliticamente delicate
  • Costi infrastrutturali / di trasporto con rischio di disastri ambientali in caso di incidenti
  • Fonte petrolifera attualmente impiegata in modo consistente per coprire il fabbisogno nazionale (specie nel settore dei trasporti): un forte ridimensionamento dell’industria petrolifera comporterebbe conseguenze critiche per molte aziende e per l’indotto.

CARBONE

  • Tecnologie per il Carbone Pulito (Clean Coal Technologies): drastica riduzione dell’impatto ambientale di questa fonte tramite un miglioramento dell’efficienza e una riduzione delle emissioni poiché trasformano il carbone in altri prodotti energetici gassosi o liquidi “puliti” e di più facile utilizzo (es. la gassificazione del carbone).
  • Considerando l’intero ciclo di vita dei combustibili (estrazione, preparazione e utilizzo finale) il carbone già oggi ha un impatto ambientale complessivo sostanzialmente analogo a quello del gas metano.
  • Basso costo e riserve site in aree geopoliticamente sicure che garantiscono la certezza dell’approvvigionamento.
  • Industria labour intensive con un rapporto occupazionale di quasi 3 a 1 rispetto a una centrale a gas. La costruzione ed esercizio di una centrale a carbone ha quindi un impatto positivo non trascurabile in termini di indotto sul territorio.
  • Per il carbone, le emissioni nello stadio di precombustione (coal mining + trasporto fluviale) ammonterebbero a circa il 3% del totale.
  • Nel caso di nuovi impianti, il margine competitivo del carbone deve confrontarsi con i maggiori investimenti richiesti per centrali a carbone rispetto a quelle a ciclo combinato. Il costo capitale incide infatti sul costo di produzione per circa il 50% per le centrali a carbone a fronte del 15-16% nel caso di impianti CCGT o di centrali a olio.

NUCLEARE

  • Una centrale nucleare non emette CO2
  • Vantaggio nella bilancia dei pagamenti poiché riduce la dipendenza delle economie occidentali dall’import di petrolio, gas e carbone.
  • L’energia elettrica prodotta all’estero dal nucleare ed acquistata per fronteggiare il fabbisogno energetico viene pagata cara.
  • Una centrale nucleare necessita un lungo periodo di tempo per essere costruita (in media 10 anni). In questo lungo periodo di tempo vanno poi aggiunti i costi opportunità, ossia le perdite “potenziali” pari al tasso di interesse perso se i fondi fossero stati depositati in banca o occupati in altre attività economiche.
  • Rischi per la sicurezza, connessi al funzionamento delle centrali nucleari e al trasporto, smaltimento e stoccaggio dei rifiuti radioattivi (scorie), la cui gestione è ancora un capitolo aperto per l’intero occidente.
  • Al termine del ciclo di vita della centrale nucleare va considerato anche il costo del suo smantellamento, la bonifica del territorio e lo stoccaggio delle scorie radioattive.

RINNOVABILI

  • Sono inesauribili, quindi non pongono problemi di approvvigionamento.
  • Alcune di queste fonti (in particolare quella solare) possono permettere la microgenerazione e la generazione distribuita, ossia essere prodotte in piccoli impianti domestici distribuiti sul territorio che possono soddisfare il bisogno energetico di una singola abitazione o piccolo gruppo di abitazioni.
  • Comportano costi infrastrutturali ed impatti ambientali e paesaggistici per la realizzazione di impianti specifici per catturare l’energia e veicolarla ove necessario.
  • Necessità di riorganizzare la rete elettrica nazionale.
  • Problemi legati all'”aleatorietà”, “non programmabilità” e stoccaggio di molte delle fonti di energia rinnovabile L’elettricità non si può conservare (tranne che con costose batterie), deve quindi essere consumata nel momento in cui viene prodotta.
  • Ampi margini di miglioramento tecnologico, che comportano quindi investimenti consistenti nel breve termine per ottenere effetti positivi soltanto nel medio-lungo termine.
  • Rischi occupazionali: ogni quattro posti creati ne vengono persi nove tradizionali a causa dal costo sostenuto per incentivare le fonti rinnovabili, altrimenti non convenienti.

SITI INTERNET DI APPROFONDIMENTO

Per ulteriori approfondimenti vi consigliamo di visionare il sito www.gse.it e/o di prendere contatti con ufficio statistiche@gse.it (Gestore dei Servizi Energetici – GSE S.p.a. – Direzione Operativa Statistiche sulle fonti rinnovabili Viale Maresciallo Pilsudski, 92 – 00192 Roma).

Per ulteriori approfondimenti visitare i seguenti siti:

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